C'è in giro una strana sindrome, la definiremo sindrome Allevi, dal nome del celebrato pianista bmw; chi ha assistito ad un suo concerto sa di cosa parliamo. Consiste nell' accompagnare con gesti plateali l'esecuzione di un brano live, preceduta, in molti casi, da un introduzione parlata tanto pomposa quanto inutile; inutile perchè a nostro avviso la musica parla da sé, magari la si può commentare dopo averla sentita, di certo non necessita di un bugiardino con le istruzioni per l'uso.
La sindrome di cui sopra, che colpisce generalmente artisti affetti da un altro morbo, quello della "maniera", rappresenta paradigmaticamente la volontà dell'artista di indurre senzasione, di crearla artificiosamente, costruirla e non di esprimerla e casomai trasmetterla attraverso la propria arte.
Il gesto, carico di significato, non necessità di una verità da spiegare, si esprime attraverso la sua potenza, si fa emozione perchè è verità.
Gli Explosion in The Sky ci hanno deluso, tra ruffianate e platealità; nessuna delle movenze abbondantemente sopra le righe dei 4 americani era accompagnata dal suono travolgente e magnetico che ci saremmo aspettati; la loro bravura non si discute, ma da un live ci si aspetta una resa maggiore proprio dal punto di vista emozionale.
Come dicevamo, l'impressione avuta dall'ora e 15 di concerto era di un gruppo che si affidava più al mestiere e ai suoi trucchi che alla propria verve.
L'impianto scenico-visivo non era supportato da quello musicale (a loro parziale discolpa qualche problema al mixer), col risultato di un fuori sincrono occhio\orecchio straniante.
Questo il nostro pensiero, al di là dei colpi ad effetto tra una buona canzone e l'altra.
